Auguri papà.
Te lo saresti mai aspettato?
Tu che avevi 20 anni mentre il mondo bruciava sotto la Guerra.
Te lo saresti mai immaginato che oggi ti avrei fatto gli auguri così
chiuso in casa perché un virus sta rubando le nostre abitudini?
Eppure succede.

Quasi 100 anni dopo quello che hai vissuto tu
che hanno vissuto i nonni della tua epoca
oggi ci sentiamo in trincea.
Ma non mi sogno di pensare
(e di tempo per pensare adesso ce n’è tanto, sai)
come dicono i soliti “bene informati”,
che adesso capiamo ciò che avete vissuto voi.

No, non l’ho pensato neanche per un secondo.
Io sono libero, se voglio
di andare a fare la spesa.
È uno stato di necessità, dicono.
Voi no.
Voi la spesa non potevate farla.
E non perché c’era troppa gente a fare la coda
non perché non avevate le mascherine.
Ma perché il cibo non arrivava.
E quando arrivava, con il cibo
arrivava anche il rischio di prendervi una bomba.

Ecco,
oggi sono qui a scriverti
a lavorare da casa
a trascorrere ore ed ore del mio tempo
(soprattutto quelle sottratte al viaggio da pendolare)
con mia moglie e con mio figlio
e passare insieme a loro la mia quarta festa da papà.

Cresce tuo nipote
da lassù lo vedi bene, papà.
Sai cosa mi ha detto ieri sera prima di andare a letto?
Che è stata la sera più bella del mondo!
Lo ha detto perché gli ho dedicato il tempo
ogni singolo secondo.
Tutto questo tempo gli serve.
E serve a me.

Mi serve per capire che sì
anche voi avevate tanto tempo
ma erano le bombe a scandire le ore
non i post e le notifiche sui cellulari.

Mi serve per capire che non ce n’è mai abbastanza
di tempo
e che non abbiamo il diritto di sprecarlo.

Mi serve per organizzare la vita
il futuro della mia famiglia.

Mi serve questo tempo
prezioso per capire
la bellezza dello stare insieme
e che andrà tutto bene!

Auguri a te.
Auguri a me che da quaggiù posso abbracciarti.
Pensa che strano.
Se tu fossi ancora tra noi
oggi non potrei vederti.
In questo tempo pazzo
non potrei abbracciarti
come oggi, invece, faccio.