Ci sono giorni che segnano la storia di un governo per la gravità delle decisioni prese e giorni che la segnano per il peso del ridicolo che vi cade sopra. Per il Governo Meloni, la lista delle occasioni per una crisi di credibilità era già lunghissima, un elenco di strappi che in qualsiasi altro Paese avrebbero portato a riflessioni profonde.

Cronaca di un’indignazione mancata
Poteva accadere per lo scudo penale alle forze di polizia, un provvedimento che sa di impunità e che allontana l’Italia dagli standard delle democrazie liberali europee.
Poteva accadere per la repressione dei diritti civili, con quella caccia all’uomo sistematica e quelle identificazioni ai danni di chi, pacificamente, manifesta il proprio sostegno al popolo palestinese. Un clima di controllo che puzza di autoritarismo d’altri tempi.
Poteva accadere per le accise sul diesel. Tutti ricordiamo il video di Giorgia Meloni dal benzinaio, le promesse urlate dall’opposizione e la realtà dei fatti: un aumento che pesa sulle tasche dei cittadini, smentendo anni di propaganda elettorale in un colpo solo.
Poteva accadere con la riforma della giustizia, un intervento sulla Costituzione inutile e pericoloso, volto più a regolare conti interni che a velocizzare i processi.
Poteva accadere con il fallimento del Ponte sullo Stretto: il blocco della Corte dei Conti sul progetto ha sancito la fine di un sogno di grandezza costruito sull’argilla.
Poteva accadere con la tragedia di Cutro, il momento più basso sotto il profilo umano, con quella conferenza stampa che resterà una macchia indelebile sulla coscienza collettiva del Paese.
Il 28 febbraio 2026: cade la maschera
Eppure, nonostante questo cumulo di macerie politiche, il giorno più ridicolo è arrivato ieri, 28 febbraio 2026. È il giorno in cui la maschera del “sovranismo” è caduta definitivamente, rivelando ciò che c’era sotto: servilismo non ricambiato.
La narrazione dell’amicizia speciale con Donald Trump, del ponte tra l’Europa e la nuova Casa Bianca, si è sciolta come neve al sole. L’amico americano non ha alzato il telefono. Non ha cercato la “partner privilegiata” italiana come il protocollo della presunta “amicizia” avrebbe richiesto.
Il caso Dubai: se il Ministro resta a terra
L’evidenza plastica di questa irrilevanza internazionale è arrivata con la notizia del Ministro della Difesa, rimasto bloccato a Dubai con la sua famiglia. Un corto circuito diplomatico e logistico che non è solo un incidente di percorso, ma il simbolo di una solitudine politica internazionale che colpisce proprio chi fa del concetto di “nazione” il proprio vessillo.
Giorgia Meloni è la responsabile morale di questa deriva. Abbiamo barattato l’autorevolezza con il servilismo verso i potenti stranieri, convinti che la sottomissione portasse protezione. Invece, ha portato solo al disprezzo o, peggio, all’indifferenza.
La fine dell’illusione sovranista
C’è qualcosa di profondamente grottesco nel vedere i “sovranisti” ridotti a comparse ignorate dai loro stessi modelli di riferimento. Il sovranismo, venduto come orgoglio e indipendenza, si sta rivelando per quello che è veramente: una ricetta per l’isolamento e la subalternità.
Quando il potere straniero non ti ricambia il servilismo, non ti resta che il ridicolo. E il 28 febbraio 2026 l’Italia ne ha bevuto un calice amarissimo.

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