Oggi giocavamo con il pallone. In casa, come accade spesso di questi tempi.
In TV una partita di serie A. Di quelle che… è normale di domenica pomeriggio.
Ci siamo fermati e ti ho detto:
“Guarda, guarda come giocano con la palla, un gioco che si chiama calcio”.
Poi qualcuno ha fatto goal. Ti ho spiegato cos’è.
Non è la prima volta ma con l’aiuto della TV è stato tutto più facile stavolta.
E tu hai capito.
Abbiamo ricominciato a giocare.
Poi all’improvviso, lo hai fatto.

Dall’alto dei tuoi tre anni mi hai detto:
“Adesso sono piccolo piccolo ma quando sarò grande farò goal anch’io!”
“Certo, farai tanti goal, amore mio!”
Una risposta ovvia, forse troppo banale, la mia.
Di quelle date per assecondare. E accontentare.
Però non ti ho detto che mi hai sciolto.
Non ti ho detto di tutte le volte che fai goal. Anche adesso, che sei piccolo piccolo. Ogni giorno.
Non ti ho detto che fai goal ogni volta che mi dici “grazie” perché ti ho dato un giochino o perché ti ho fatto una sorpresa.
Non ti ho detto che fai goal ogni volta che vuoi venire in braccio o che mi cerchi con le tue manine. E mi accarezzi.
Non ti ho detto che fai goal ogni volta che ti passo il pallone e mi dici che sono un campione.
E non ti ho detto che fai goal quando ridi per ogni mia smorfia.
Per ogni mio gesto.
Per ogni mia battuta.
Per ogni mio verso.
E poi ancora non ti ho detto che fai goal
ad ogni nuovo termine che impari a pronunciare
e ad ogni nuova frase che impari a costruire.
Forse avrei dovuto dirtelo. Fermare di nuovo il gioco e come un arbitro spiegarti perché l’ho fatto.
Ma ho deciso di applicare la regola del vantaggio. Perché la palla ce l’hai Tu.
E la porterai fino all’altra parte del campo.
Non ti fermerai finché non farai goal.
Finché non segnerai.
Allora potrò urlarti davvero:
“Hai fatto goal amore mio!”
E potrei dirti anche che non è stato il tuo primo goal, né di sicuro il più bello.
Ma cercherai solo il mio sorriso.
Dentro di me tanti pensieri. Sul mio viso… nient’altro che quello.