Il Medio Oriente non è più solo il teatro di una tragedia umanitaria senza fine; nelle ultime settimane è diventato anche il laboratorio di un pericoloso cortocircuito geopolitico.
Dopo aver ridotto Gaza a un cumulo di macerie, ignorando il grido di civili innocenti, la strategia del governo Netanyahu sembra ora puntare dritto verso Teheran. Ma il calcolo, stavolta, rischia di essere tragicamente errato.

Il peso della reazione e il tradimento dei patti
C’è a mio avviso un errore di fondo nel sottovalutare l’interlocutore: l’Iran non è una enclave assediata, ma una potenza strutturata, armata e con una memoria storica precisa. Quando un Paese si sente stretto d’assedio e tradito – non dimentichiamo che questa guerra è iniziata durante le trattative per il nucleare – la reazione è una conseguenza logica della politica di potenza. La narrazione occidentale spesso dimentica che la stabilità non si costruisce sul tradimento delle trattative, ma sulla loro tenuta.
La strategia del trascinamento
Il meccanismo è ormai chiaro: leader che agiscono come “bulli” nell’arena globale cercano di incendiare il campo per poi chiedere il soccorso degli alleati. È un tentativo sistematico di trascinare il mondo intero in una spirale bellica per coprire i propri fallimenti politici e morali.
Tuttavia, e per fortuna, direi, si avverte qualche crepa in questo fronte.
Il supporto, finora incondizionato, a Stati Uniti e Israele da parte degli alleati non è più così scontato; Trump e Netanyahu sono ormai lontani dalle diplomazie occidentali, e sempre più soli di fronte alle reazioni dei paesi del Golfo. D’altra parte, proprio in quella Regione, l’azione irresponsabile di Trump e Netanyahu ha contribuito a creare un asse, un equilibrio regionale che non risponde più pedissequamente ai desiderata di Washington o Tel Aviv.
Il tramonto del diritto internazionale e il bisogno di una sconfitta
Forse, paradossalmente, è proprio attraverso un ridimensionamento delle ambizioni di certi leader che il diritto internazionale può ritrovare il suo alveo naturale. Figure come Trump e Netanyahu hanno dimostrato che le norme valgono solo finché non intralciano i propri interessi.
Restaurare l’ordine mondiale non significa necessariamente vincere una guerra, ma far perdere chi ha fatto della violazione della norma il proprio stile di governo. In fin dei conti, se pace dev’essere, che i bulli occidentali la cerchino da soli, senza pretendere che il resto del mondo paghi il prezzo dei loro deliri di onnipotenza.

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