Rayem è un bambino di tre anni che ha visto una sua coetanea sul passeggino e si è avvicinato. Non importa se solo per salutarla, per curiosità o per giocarci insieme. Il padre della bambina non ha apprezzato quella vicinanza, “colpa” della pelle scura di Rayem.

Una storia triste, emblema di questo periodo buio per l’Italia. Mi ha però colpito positivamente la reazione dei passanti e, come testimoniato dal padre di Rayem, dell’intera città di Cosenza. Qualcuno dei passanti avrebbe colpito l’aggressore che si è dileguato e una ragazza ha denunciato su Facebook l’accaduto:
“Ho visto quel bimbo fare un salto di due metri e accasciarsi a terra. Non potevo credere a quello che stava succedendo. Il mio primo pensiero è stato soccorrerlo”. La ragazza ha poi lanciato un appello alla madre del bambino colpito perché le faccia sapere le condizioni del figlio e dicendosi pronta ad aiutarla.
La mobilitazione ha consentito in poche ore l’identificazione del bastardo (non posso definirlo “uomo”).

Colpito da questa storia ho scritto di getto una lettera a Rayem. Eccola.

LETTERA A RAYEM

Caro piccolo Rayem,
quando leggerai questa lettera il dolore fisico di quei calci vigliacchi sarà passato da un bel po’.
E si saranno asciugate le lacrime che hanno bagnato i tuoi piccoli occhi.
Sono sicuro però che sentirai ancora quelle gocce salate bagnare gli angoli più nascosti del tuo cuore.
E sentirai ancora il dolore avvolgere come una coperta di ghiaccio i tuoi pensieri.
È per questo che ti scrivo.
Vorrei che queste mie parole diventassero macigni. Pietre grandi, più forti di quel dolore, più forti di quei calci.
Non pietre da scagliare ma rocce per curare.
È per questo, ancora, che ti scrivo.
Perché tu sappia che non hai sbagliato nulla. Nulla.
Non c’è nulla di sbagliato nel tuo gesto di bambino. Hai voluto accarezzare un’altra bambina come te. Non te l’ha insegnato nessuno, lo hai fatto perché è il tuo istinto di cucciolo d’uomo a chiederti di farlo.
Piuttosto siamo noi, i grandi o cosiddetti grandi – perché grandi non lo siamo più da un pezzo – ad aver dimenticato la bellezza del tuo gesto.
Siamo noi ad aver messo da parte l’istinto in nome di una maledetta razionalità capace solo di farci male, di legarci come burattini nelle mani di un burattinaio.
Abbiamo dimenticato, noi adulti, di essere stati bambini. Presi dalla vita di ogni giorno lo abbiamo dimenticato tutti.
Non tutti però ci siamo fatti fregare da chi sputa odio, da chi ci inculca tristezza.
Non tutti ci siamo fatti vincere dalla cattiveria.
Forse quando potrai leggere queste parole avrai anche letto gli articoli di quel maledetto giorno.
Ecco, ti prego piccolo grande Rayem, non concentrarti su quei calci, non dar loro – oltre a ciò che di te si sono già presi – anche il peso che non meritano.
Concentrati piuttosto su quella gente perbene che ha preso le tue difese. Concentrati sulla gara di solidarietà che si è scatenata nei confronti tuoi e della tua famiglia.
Concentrati sulla tua città, sì la Tua città, che si è stretta intorno a te.
Fallo non per consolarti.
Fallo perché – lo devi sapere – tutto ciò quel giorno non era così scontato. Quello che ti è successo è accaduto in un periodo buio per l’Italia.
Non era scontata quella solidarietà.
Dunque concentrati sulla bellezza, su quel briciolo di bellezza che nonostante tutto il buio intorno ha illuminato il tuo cielo.
Ti auguro di vederla quella bellezza.
Ti auguro di sentirla dentro di te.
Ti auguro di farne una ragione di vita.
Ti auguro di non crescere troppo in fretta per colpa di quei calci.
Ma ti auguro soprattutto di non dimenticare mai di essere stato un bambino.
Buona fortuna, Rayem