C’è un’immagine che arriva da Napoli, precisamente dalla cornice solenne di Castel Capuano, che racconta molto più di mille sondaggi elettorali. È l’immagine di una sala che si svuota, grazie a ragazze e ragazzi che hanno impartito una lezione di dignità e civiltà.
Il copione sembrava scritto, si trattava di un normale incontro formativo: 150 studenti invitati a un approfondimento sul Referendum Giustizia. Un’occasione, sulla carta, di crescita culturale e confronto istituzionale. Ma la realtà ha presto rivelato un’altra trama.

Il monologo mascherato da confronto
Una volta preso posto, i ragazzi non si sono trovati di fronte a un dibattito pluralista, ma a una vera e propria passerella a senso unico. Sul palco, un coro unanime: esponenti di governo e parlamentari schierati compattamente per il SI. Nessun contraddittorio, nessuna voce fuori dal coro, nessuna sfumatura.
Quello che doveva essere un momento di educazione alla cittadinanza si è trasformato, nei fatti, in un comizio elettorale sotto mentite spoglie. Un tentativo di utilizzare la scuola e i suoi spazi come una claque preordinata.
La reazione
Gli studenti di oggi, però, hanno dimostrato di possedere anticorpi molto più forti di quanto la politica spesso immagini. Di fronte all’impossibilità di stabilire un dialogo vero e vedendo negata la possibilità di un confronto critico, hanno scelto la via della coerenza.
Hanno chiesto parola, rivendicando il diritto alla pluralità. Hanno denunciato la parzialità dell’evento, rifiutando di farsi trasformare in comparse di una propaganda altrui. Hanno agito, alzandosi e abbandonando la sala insieme ai loro docenti e al dirigente scolastico.
Il risultato? Una platea deserta. Un vuoto che è diventato un messaggio politico potentissimo.
La dignità di essere giovani
In un’epoca in cui si accusano spesso i giovani di apatia o disinteresse, quanto accaduto a Napoli è una boccata d’ossigeno. Quei ragazzi hanno ricordato a tutti che la resilienza civile non passa necessariamente per lo scontro, ma per il rifiuto consapevole di farsi strumentalizzare.
Vedere i rappresentanti delle istituzioni costretti a parlare a una sala vuota è la fotografia del fallimento di una politica che non sa più ascoltare, ma che anzi si prende gioco e sfrutta per i propri interessi di parte la generazione che andrebbe più di ogni altra tutelata dalla classe dirigente.
E invece i giovani, come tutti i cittadini, per questi personaggi sono solo polli da spennare. Un’altra conferma che, pur senza voler entrare nel merito (l’ho fatto qui: Perché dire NO al referendum e a una giustizia sotto scacco) è meglio non rischiare e sostenere il NO al referendum. In attesa che la riforma della giustizia passi da menti più illuminate di queste che la vogliono scrivere oggi.

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