Il caso di Abderrahim Mansouri, il giovane ucciso da un poliziotto a Rogoredo nel gennaio 2026, si è trasformato da “legittima difesa” a un incubo di omicidio volontario e depistaggio.
L’arresto dell’agente Carmelo Cinturrino non è solo una notizia di cronaca; è il fallimento di un intero sistema di reazioni sguaiate, post sui social e propaganda politica che ha travolto la realtà prima ancora che i rilievi scientifici fossero ultimati.
Ho riflettuto molto su questa vicenda senza mai intervenire sui social o nelle chiacchiere con gli amici. L’ho fatto per i motivi che cercherò di spiegare in questo articolo; con la speranza che i fatti drammatici di Rogoredo ci possano insegnare qualcosa di utile.
Il vizio di parlare senza sapere
Siamo diventati un Paese di giudici da tastiera e politici da talk-show. Prima ancora che la scientifica isolasse il DNA sulla pistola (rivelatasi poi “piantata”), la sentenza era già stata emessa nelle piazze virtuali: “Il poliziotto ha fatto bene”. Parlare senza conoscere le dinamiche non è libertà di opinione, è sciacallaggio. La complessità dei fatti richiede tempo, ma il tempo è il nemico di chi cerca voti o like.
La magistratura non è un nemico
Ogni volta che un magistrato iscrive un agente nel registro degli indagati, scatta il riflesso condizionato di “attacco alle divise”. Ma la magistratura deve essere lasciata libera di lavorare. Senza quelle indagini, oggi crederemmo ancora a una favola costruita a tavolino. Le interferenze politiche non proteggono i cittadini, proteggono l’impunità.
L’inganno dello “Scudo Penale”
Si fa un gran parlare di scudi penali per le forze dell’ordine. È una proposta che definire vergognosa è poco. La legge prevede già la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Creare una norma che presume l’innocenza “per categoria” è un abominio giuridico: se non si è colpevoli per legge prima del giudicato, non si può nemmeno essere “innocenti per legge” per diritto di nascita o di divisa.
Il razzismo latente dietro la “Sicurezza”
Non ho dubbi: se la vittima non fosse stata un immigrato, i toni sarebbero stati diversi. Parlare ossessivamente di “sicurezza” e “degrado” nell’immediatezza di un fatto di sangue che coinvolge uno straniero serve solo a dare sfogo al razzismo insito in molte persone comuni, non solo politici. Anzi, i politici spesso sono razzisti per tornaconto elettorale, le persone comuni lo sono nell’anima. E così, si trasforma un uomo in un “bersaglio legittimo” solo per la sua provenienza, giustificando l’ingiustificabile in nome di una guerra santa urbana.
Difendere le forze dell’ordine significa pulirle
Le forze dell’ordine sono fatte di migliaia di professionisti che rischiano la vita ogni giorno. Proprio per questo, difenderle a prescindere è l’offesa più grande che si possa fare loro. Le mele marce esistono e nasconderle sotto il tappeto infetta tutto il cesto. Isolare e condannare chi delinque in divisa è l’unico modo per tutelare la dignità della maggioranza onesta.
Il silenzio assordante dei “Sempre con la divisa”
E ora? Che fine hanno fatto i politici che urlavano “Sto con il poliziotto senza se e senza ma“? Dove sono finiti i commentatori che insultavano i magistrati accusandoli di essere “amici dei criminali“?
Oggi regna il silenzio. Un silenzio che pesa come un macigno, perché dimostra che di Abderrahim Mansouri, della verità e della giustizia, a queste persone non è mai importato nulla. Contava solo il racconto.
*L’immagine a corredo di questo post è stata generata da Google Gemini e Nano Banana Pro.

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