Siamo soliti raccontarci la storiella che i conflitti internazionali si muovono sempre su uno sfondo morale: popolazioni da proteggere, tiranni da spodestare, democrazie da esportare. Si tratta di una narrazione rassicurante, soprattutto per noi occidentali col sedere al caldo, una narrazione quasi eroica. Peccato che, se si guarda sotto il cofano della geopolitica, il carburante che muove tutto sia sempre lo stesso: il petrolio. Dimenticate la “missione civilizzatrice“. La realtà è molto più pragmatica e brutale.

Il gioco delle ombre: tra petrolio e Cina
Dietro le mosse di USA e Israele non c’è solo la questione iraniana. L’obiettivo reale, quello che molti osservatori denunciano, inascoltati, da decenni è un altro: mettere in ginocchio la Cina.
Controllare i flussi energetici significa avere in mano il rubinetto che alimenta la seconda economia mondiale. In questa partita a scacchi globale, la democrazia è solo la scusa per muovere i pedoni, mentre il re che si vuole abbattere siede a Pechino, non solo a Teheran.
La comodità di non sapere
È molto più facile bere le “verità” preconfezionate dai mass media e dai governi piuttosto che sforzarsi di mettere in fila tutti i puntini. Informarsi richiede fatica, spirito critico e il coraggio di guardare oltre l’abisso della propaganda. Chi sceglie di non farlo, preferisce una confortevole ignoranza alla scomoda realtà dei fatti.
Il cortocircuito della politica italiana
In questo scenario, la nostra politica interna offre spettacoli al limite del grottesco. Penso per esempio al caso Crosetto. Tra voli di Stato pagati profumatamente e giustificazioni che odorano di coda di paglia, assistiamo a una gestione della cosa pubblica che solleva più di un dubbio.
E che dire della posizione di Giorgia Meloni? Punta il dito contro Putin per giustificare l’instabilità attuale ma tace colpevolmente sugli atteggiamenti di Trump e Netanyahu, i veri artefici di un nuovo conflitto che rischia di allargarsi e giungere pericolosamente alle nostre porte o addirittura dentro le nostre case. Lo testimoniano le centinaia di giovani italiani che si sono trovati bloccati negli scenari di guerra dove si erano recati per motivi di studio.
Dalla “donna, madre e cristiana” non è arrivata una sola parola di condanna per le ragazze morte sotto le bombe di chi, solo a parole, dice di voler portare la libertà.
Il coraggio non si compra al mercato
Guardando l’atteggiamento della nostra premier, il pensiero corre inevitabilmente ai classici della nostra letteratura, in particolare alla figura di Don Abbondio. Del resto, come scriveva il Manzoni, “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare“. E Giorgia Maloni, il coraggio di mettersi contro Trump non ce l’ha. Punto.
Siamo di fronte a una leadership che preferisce accodarsi ai più forti piuttosto che alzare la testa e denunciare le ipocrisie di un sistema che sta portando il mondo verso il baratro.
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L’immagine a corredo di questo post è una mia idea realizzata con Google Gemini e Nano Banana Pro.

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