Ho deciso di sostenere tramite il mio blog (e non solo!) la campagna di sensibilizzazione di Vivere Onlus – Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia a favore dell’apertura H24 di tutti i reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN).
DI COSA SI TRATTA?
Chi non ha vissuto l’esperienza – diretta o indiretta – di un parto prematuro molto probabilmente non conosce l’esistenza, all’interno dei nostri ospedali, dei reparti di Terapia Intensiva Neonatale.
Ciò era vero anche per me, prima del 2016. Nella sfortuna di un parto prematuro la fortuna di vivere a Rimini, città in cui si trova un ospedale dotato di un reparto TIN tra le migliori in Italia.
Quello che più mi colpì da subito di quella esperienza fu proprio la possibilità per noi genitori di trascorrere del tempo con il nostro bambino fin dalle primissime ore dalla nascita. E per 24 ore su 24, appunto.
Durante i mesi trascorsi in TIN, operatori professionali, competenti e capaci di trasmettere grande calore umano – aspetto di estrema importanza in quei momenti – ci hanno spiegato i motivi che hanno portato a scegliere l’apertura H24. Ce lo hanno spiegato a voce ma soprattutto con i loro amorevoli gesti nei confronti di tutti i nostri piccoli guerrieri.
Dopo quel primo input e una serie di ricerche, ho approfondito l’argomento, mi sono appassionato a tutto ciò che ruota intorno alle TIN e quindi intorno ai nostri piccoli EROI.
Ho così scoperto che già nel maggio 2016 “è stato firmato, in occasione della Prima Conferenza nazionale per la promozione e il sostegno dell’allattamento al seno, un Manifesto per l’ingresso dei genitori 24 ore su 24 in Terapia intensiva neonatale, sottoscritto dal Tavolo tecnico per la promozione dell’allattamento al seno, attivo presso il Ministero della Salute, dall’associazione Vivere Onlus e dalla Società di Neonatologia.“
A distanza di oltre tre anni si sono fatti alcuni passi avanti ma tanto ancora resta da fare per raggiungere questo importante obiettivo. Le esigenze dei bambini in TIN vanno oltre quelle che possono essere le esigenze di un qualsiasi paziente ricoverato in un qualsiasi reparto di ospedale. Limitare il contatto con i genitori solo a determinate ore del giorno rende difficile e particolarmente complesso il rafforzamento di un legame, il c.d. Imprinting, che un parto prematuro già per sua natura compromette.
Ma vi è di più.
Le TIN aperte H24 massimizzano i vantaggi della “marsupio terapia” (Kangaroo Mother Care), pratica fondamentale per il bambino e per i suoi genitori nonché uno dei momenti vissuti in TIN che più di ogni altro i genitori (e inconsciamente anche il bambino) ricorderanno negli anni.
La Kangaroo Mother Care (KMC) è una pratica introdotta nel 1978 da Edgar Rey, presso l’Istituto Materno Infantile di Santa Fe, a Bogotà, Colombia, come alternativa alle cure convenzionali offerte ai neonati prematuri. Inizialmente fu concepita per ovviare alla mancanza di incubatrici e si basava sul contatto pelle a pelle con la madre 24 ore su 24, con alimentazione esclusiva con latte materno. Il neonato veniva posizionato verticalmente sull’addome materno, con il capo tra i seni (in modo da favorire l’allattamento) e ancorato in modo tale da potervi rimanere in sicurezza, giorno e notte. La denominazione di tale pratica prende origine dalle similitudini con la modalità adottata dai marsupiali per prendersi cura dei loro piccoli. Effettuata con queste modalità, la KMC consente al neonato di mantenere una corretta temperatura corporea, mentre la madre rappresenta la principale fonte di cibo e di stimoli, fino a che il bambino non raggiunge un peso e una maturazione tali, da consentirgli una vita extra-uterina, al pari dei bambini nati a termine. Nel tempo la KMC si è diffusa in tutto il mondo, in vari contesti, da quelli rurali senza risorse, a quelli più avanzati. Nei contesti avanzati ad alto tasso di tecnologia, con ampia disponibilità di incubatrici, viene applicata con grosse differenze rispetto al metodo originale. Le differenze includono la discontinuità del trattamento (intrapreso a intermittenza, per poche ore al giorno) e la non esclusività dell’allattamento materno. Inoltre, la KMC in questi setting viene intrapresa solo se il neonato è abbastanza stabile dal punto di vista emodinamico e respiratorio. Rari sono i contesti in cui la KMC viene applicata a neonati in ventilazione meccanica. (tratto da: http://www.fnopi.it)
Non voglio dilungarmi più di tanto e invito quanti fossero interessati all’argomento ad approfondire tramite i link citati alla fine di questo post. Ciò che mi preme sottolineare qui è il mio impegno a far conoscere, tramite questo blog, l’opera meritoria di chi si trova per lavoro o volontariato a diffondere la cultura della prematurità.
Ma non solo.
Mi impegnerò, non appena si verificheranno determinate condizioni nella mia vita privata e familiare a favorire – tramite incontri con i responsabili sul territorio e in tutti i modi possibili – il raggiungimento dell’obiettivo di apertura H24 in una TIN italiana oggi aperta ai genitori solo poche ore al giorno.
Vi terrò aggiornati. Nel frattempo sono graditi commenti, suggerimenti, consigli che possano aiutarmi per il raggiungimento di questo obiettivo o semplicemente per condividere esperienze di vita.

FONTI E RIFERIMENTI UTILI SUL WEB
Le citazioni sono tratte dall’articolo: “Per i prematuri in Terapia intensiva neonatale è fondamentale poter vedere i genitori H24” di Laura Cuppini.
Le informazioni sulla Kangaroo Mother Care (KMC) sono tratte da “La Kangaroo mother care: è una pratica utile per il prematuro?” di Daniela Magnani, Simona Orlandini, Cristian Palazzolo, Paola Ferri”

Per conoscere meglio Vivere Onlus – Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia visita il loro sito ufficiale.

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