Da settimane, autotrasportatori e agricoltori calabresi, pugliesi, siciliani stanno attuando proteste per il caro carburanti, per il costo della vita alle stelle e per i prezzi stracciati che la grande distribuzione applica ai loro prodotti.
Finora, salvo qualche timido segnale arrivato oggi, la notizia non è stata trattata dai tg nazionali.
La scarsa copertura mediatica, quale ne sia la causa, apre riflessioni che prima o poi toccherà affrontare con serietà.
Ma al di là delle rivendicazioni specifiche, c’è un aspetto che colpisce più di ogni altro: la sensazione diffusa di non essere ascoltati.
Il vero rischio per le istituzioni
Si tratta di una sensazione pericolosa.
Perché le comunità non si allontanano dalle istituzioni soltanto quando ricevono risposte sbagliate. Spesso se ne allontanano quando hanno l’impressione di non ricevere alcuna risposta.
L’essere umano sopporta molte cose: il sacrificio, l’attesa, perfino la delusione. Ciò che fatica a sopportare è l’invisibilità.
Quando chi lavora la terra o percorre le strade per garantire l’approvvigionamento delle merci ritiene che il proprio disagio non trovi spazio nel racconto pubblico, quello che è un problema economico diventa, in breve tempo, un problema culturale e democratico.
Prima della crisi della rappresentanza esiste quasi sempre una crisi dell’ascolto. E ogni silenzio, prima o poi, presenta il conto.
Quale insegnamento per la Pubblica Amministrazione?
Quando la PA si pone di fronte alle istanze dei cittadini è importante che sappia che l’ascolto non è una cortesia ma una funzione istituzionale.
Le istituzioni dovrebbero comprendere che la fiducia dei cittadini non si misura soltanto sulla qualità delle decisioni assunte ma anche sulla capacità di riconoscere, tempestivamente e pubblicamente, le istanze delle comunità; anche quando queste sono scomode o non coincidono con l’agenda politica del momento.
Il silenzio, o anche solo la percezione di un silenzio, trasforma un disagio sociale in sfiducia democratica, un danno che nessuna misura economica successiva potrà pienamente riparare.
Come deve comportarsi la PA?
Anche quando non esistono soluzioni immediate, è importante dare un segnale tempestivo di attenzione e aprire un canale di confronto con le categorie coinvolte.
È fondamentale inoltre spiegare le scelte. Come per qualsiasi provvedimento amministrativo, anche in questo caso una decisione sfavorevole, se motivata con chiarezza, è per l’opinione pubblica più sostenibile di una mancanza di risposta.
Presidiare il racconto pubblico
Un aspetto istituzionale su cui mi piace tornare spesso, per cui mi prendo la libertà di farlo anche qui, è la trasparenza.
Le istituzioni, per quanto di loro competenza, devono assicurare che il disagio dei territori trovi spazio nel dibattito pubblico, evitando che la marginalità economica coincida con la marginalità informativa.
Non so cosa, quanto e come i manifestanti di queste ore riusciranno a ottenere. So però perché continuo a occuparmi di scrittura istituzionale: una parola chiara è il primo modo con cui un’istituzione può dire a un cittadino “ti vedo”.
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