È di nuovo allerta. La mia terra va a dormire sapendo che da domani avrà una nuova allerta meteo da affrontare.

Da domani?
Perché, quand’è che si è arrestata?
Il sole che ha fatto capolino tra le nuvole, ieri e oggi, non può averla fatta così presto dimenticare.
Anzi, quei raggi caldi e luminosi hanno acceso l’oscurità, hanno illuminato il buio e la conta dei danni.

E si rincorrono accuse tra chi subisce e chi cagiona il danno, tra vecchie generazioni che andavano a scuola sotto l’acqua e nuove generazioni che pare vogliano una scusa, un motivo per stare a casa. Si rimpallano le discussioni sui nomi da dare alla devastazione, sui colpevoli e sulle vittime, sui mandanti politici e sugli esecutori.

Io guardo oltre le facili parole dei leoni da tastiera e degli avventori ai bar che cercano qualcosa su cui parlare.
Io guardo gli occhi di mio figlio che magari è pure felice di allungare la permanenza a casa ma guardo gli occhi di chi non può immaginare che la scuola chiusa per cinque giorni, uno dietro l’altro, lascerà un danno che non si potrà colmare facilmente, a fine anno.
E allora glielo spiego che il tempo che ci è dato va sfruttato per esercitarsi, per continuare ad imparare.

E gli spiego, soprattutto, che non deve mai ascoltare, né oggi né domani, gli adulti che gli dicono “ai miei tempi”.
Perché i tempi sono quelli che sta vivendo e con quelli deve contrattare.
Ché la pioggia forse è sempre quella, forse pure meno. Ma cade su un terreno violentato da quelli che lo hanno preceduto.
E che adesso vorrebbero insegnargli come deve vivere, cosa deve fare, non avendolo saputo fare loro quando il tempo era prezioso e con le loro stesse mani hanno disperso buona parte del tesoro!


Domenico A. Di Renzo

Funzionario pubblico | Giurista esperto in Diritto Amministrativo, Diritto d’Autore e Pubblica Amministrazione | Scrittore e blogger
Biografia completa qui.

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