Se la corrispondenza formale è il biglietto da visita della Pubblica Amministrazione, l’e-mail è la sua spina dorsale quotidiana. Eppure, le nostre caselle di posta sono spesso il luogo dove la chiarezza muore.
Una email istituzionale scritta male, con oggetti ambigui, toni passivi e richieste nascoste, oltre ad essere scortese è un killer di produttività che costringe a risposte multiple, telefonate di chiarimento e che rallenta l’intero processo.
In questo articolo, vediamo come scrivere email istituzionali efficaci partendo dall’analisi della loro struttura: l’oggetto, il corpo del testo e la call to action.

1. L’oggetto: quando il burocratese può costarti il tempo
L’oggetto di un’email è la cosa più importante che scriverai. È l’unico elemento che determina se il destinatario aprirà il messaggio ora, dopo o mai. Eppure, spesso, si leggono oggetti generici come: “Rif. Prot. 1478/2024” o “Aggiornamenti in merito alla riunione del 12/10“.
Il tuo obiettivo è di inserire le informazioni più importanti (Chi, Cosa, Quando) nell’oggetto. Deve essere un breve sommario che richieda l’azione.
Per fare un esempio molto semplice, cambia un oggetto come “Trasmissione bozza di delibera.” con “[AZIONE RICHIESTA: APPROVAZIONE] Bozza Delibera 1478/24 (Scadenza 12/03).”.
Se il destinatario deve agire, scrivilo tra parentesi quadre all’inizio dell’oggetto. Se deve solo prendere visione, specifica [SOLO INFO]. Questo atto di cortesia minimalista fa risparmiare tempo a te e a chi legge.
2. Il corpo: dal tono passivo alla responsabilità attiva
Nelle email, la paura di usare un tono troppo diretto porta spesso al paradosso di un linguaggio passivo e impersonale. La forma passiva nasconde il soggetto (“Il documento è stato protocollato“) e mina il senso di responsabilità.
Ti consiglio di usare la forma attiva e il soggetto; anche se l’email è formale non aver paura di usare il “noi” istituzionale o, se appropriato, l’”io” per l’atto specifico. Invece di “Si è dato seguito alla richiesta“, scrivi: “Abbiamo dato seguito alla richiesta” oppure “Ho dato seguito alla richiesta“.
Altro consiglio.
Se devi discutere un progetto complesso, non inserire nello stesso messaggio il rinvio alla normativa e una richiesta di ferie.
Ricorda:
Ogni email deve avere un unico scopo primario. Il lettore non deve dover scavare tra le righe.
3. La conclusione: l’atto finale di cortesia (la call to action)
Molte email terminano con saluti standard o formule generiche come “Resto in attesa di un Suo cortese riscontro“. Questo non è sufficiente.
L’efficacia di una comunicazione si misura dalla sua capacità di chiudere il ciclo. La tua e-mail deve terminare con un’unica, chiara e specifica Call to Action (CTA), che risponde alla domanda: cosa deve fare il destinatario adesso?
Anziché scrivere, in maniera vaga, “Si prega di voler prendere visione e dare riscontro”, potresti usare la forma più attiva: “Prego di voler approvare la bozza (rispondendo “APPROVO”) entro e non oltre le ore 12:00 di mercoledì“.
Oppure, anziché un generico “Resto a disposizione per eventuali chiarimenti” scrivi “Se non ricevo il visto entro le 18:00 di oggi, considererò la proposta accettata“.
La CTA elimina l’ambiguità e rende la risposta del destinatario misurabile e tempestiva.
L’efficacia come forma di rispetto
Le email sono un riflesso della cultura organizzativa della Pubblica Amministrazione. Un oggetto chiaro, un corpo attivo e una call to action specifica sono un’espressione di rispetto per il tempo del collega o del cittadino.
Trasformare le tue email è un investimento nella produttività collettiva. Inizia subito a scrivere come se ogni email dovesse risolvere il problema al primo invio: il linguaggio chiaro del tuo ente comincia proprio nella tua casella di posta.
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