Ho scritto questo testo qualche mese fa, durante il lockdown. Appunto. Lo pubblico oggi. Non so perché non l'ho fatto prima. Forse perché doveva arrivare esattamente questo giorno. Lo dedico a chi questo maledetto virus si è portato via. Nei mesi scorsi e nelle ultime ore. Lo dedico a chi lo combatte ogni giorno da sanitario o da paziente. Ma lo dedico anche a quanti delirano di complotto, di esagerazioni di Stato e di "non ce n'è coviddì". Che la vita non debba mai mettervi davanti a un addio dato a distanza, troppo in fretta e troppo soli. Che non dobbiate mai fare i conti con il vuoto immenso che chi ci abbandona si lascia dietro e contro il quale deve ogni giorno combattere chi sopravvive!
LOCKDOWN
Un giorno dovremo spiegare ai bambini, quelli più piccoli, perché “andavamo al lavoro” senza uscire di casa e, chiusi in una stanza, non avevamo tempo per giocare con loro.
Un giorno dovremo spiegare ai nostri nonni, quelli più fragili, perché li abbiamo lasciati morire. Senza un ultimo saluto. Senza accompagnare i loro passi su quell’ultima strada.
Un giorno tutto questo ci chiederà il conto; ci giudicheranno dalle risposte che daremo, ci compatiranno per quello che eravamo.
E ci assolveranno, forse, per quello che saremo diventati.

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