Ciao Mamma“. Sono già cinque anni da quell’ultimo saluto.
Da quell’ultimo tuo sguardo.

Due nipoti in più. Un’altra città, altre facce e conoscenze, altri progetti per il futuro che non ho avuto il tempo di raccontarti ma che, ne sono certo, tu hai provveduto a disegnare nei minimi dettagli.

Cinque anni veloci come un battito di ciglia ma così pieni e intensi da non poterli raccontare in queste poche righe.

Questi tempi strani che stiamo vivendo quaggiù mi hanno tolto le parole.
Forse, parafrasando i versi di un cantautore romano, stanno facendo dei giri immensi e non sono ancora di ritorno.

Io ti vedo; e sento la tua reazione a ciò che sta capitando. Ti sento dire chiaramente, con quell’espressione serena, ma mai rassegnata: “e che dobbiamo fare, figlio mio, questo brutto virus se ne andrà, così come è arrivato“.

Lo dici senza sbraitare, senza accusare nessuno, men che meno i cinesi, senza disperarti ma rimboccando ogni giorno le coperte alla pazienza. Come facevi con noi. Senza fretta. Senza un solo lamento.

Sì, torneremo ad abbracciarci, torneremo a sorridere con la bocca e non soltanto con gli occhi.
Del resto, hai ragione, tutto passa, tutto se ne va, così com’è arrivato.
E tornerà il futuro che avevamo immaginato.
Ma non tornerai tu, mamma.
Non perché non sia possibile, un giorno, scoprirti di ritorno.
Ma perché non te ne sei mai andata, in fondo.


Domenico A. Di Renzo

Funzionario pubblico | Giurista esperto in Diritto Amministrativo, Diritto d’Autore e Pubblica Amministrazione | Scrittore e blogger | Autore di “Scrivere la PA - Scrittura Creativa per la Pubblica Amministrazione”
Biografia completa qui.

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