Con le accuse al senatore Scarpinato l’Italia sembra ripiombata di colpo ai primi anni Novanta del secolo scorso. In questi giorni si parla molto infatti del senatore del Movimento 5 Stelle ed ex magistrato antimafia Roberto Scarpinato a causa di una durissima polemica politica e giudiziaria esplosa all’interno della Commissione parlamentare Antimafia.
Al centro del caso ci sono le indagini sulle stragi di mafia del 1992 (in particolare via D’Amelio, dove morì Paolo Borsellino) e lo scontro sulle reali motivazioni che portarono agli attentati.
Le accuse a Scarpinato
Scarpinato è al centro delle cronache a causa delle accuse di “attività depistante”. La polemica è stata innescata dalle parole del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Caltanissetta, che nel decreto di archiviazione del procedimento contro ignoti per le stragi di Capaci e via D’Amelio ha scritto di una ipotetica “attività depistante” da parte di Scarpinato. Il riferimento è a presunti contatti e suggerimenti che l’ex magistrato avrebbe dato a Gioacchino Natoli (anch’egli ex PM) prima che quest’ultimo venisse audito dalla Commissione Antimafia.
Come scrive il Corriere della Sera qui:
il GIP stigmatizza «che un membro della commissione nazionale Antimafia possa concordare e/o anticipare a un soggetto che dovrà essere audito (Natoli) le domande che avrà intenzione di porgli» ribadendo comunque «che si tratta di un giudizio di opportunità squisitamente politico che è rimesso a sedi diverse da quella giurisdizionale». «Quello che però qui è doveroso segnalare – conclude – è l’attività depistante posta in essere dal senatore Scarpinato nei confronti del dott. Natoli».
Mafia e appalti: una trattativa che porta ai giorni nostri
Il dibattito ruota attorno all’archiviazione del famoso dossier “mafia e appalti” nel luglio 1992 (pochi giorni prima della morte di Borsellino). Chiara Colosimo (Fratelli d’Italia), presidente della Commissione Antimafia, e altri esponenti del centrodestra sostengono che la Commissione debba indagare a fondo su questa pista, ritenuta centrale per capire l’omicidio Borsellino. Scarpinato, al contrario, ritiene che spingere solo su questa pista sia un modo per distogliere l’attenzione dalle indagini sui presunti mandanti esterni e sulla cosiddetta “Trattativa Stato-Mafia”.
Fratelli d’Italia ha attaccato duramente Scarpinato, definendo il suo comportamento “gravissimo” e accusandolo di voler ostacolare l’accertamento della verità.
La difesa di Scarpinato
Ho ascoltato con molta attenzione, e vi chiedo di fare altrettanto per costruirvi un’idea libera dai condizionamenti delle parti politiche, il video in cui il senatore Scarpinato respinge le accuse al mittente. E lo fa citando atti, fatti, nomi e cognomi e sostenendo che si tratti di una vendetta del “potere” per punirlo per le inchieste scottanti condotte in passato sui rapporti tra mafia, politica e apparati deviati dello Stato.
Ecco il video:
Il dibattito social e l’atteggiamento della politica
Non sono un magistrato né un tuttologo, e credo fermamente che i social non siano il luogo adatto per guardare con superficialità a vicende enormi, oscure e delicate come le stragi di mafia del ’92, i depistaggi e i lavori dell’attuale Commissione Antimafia. Il caso sollevato in questi giorni attorno al senatore Roberto Scarpinato, le indagini di Caltanissetta, il dibattito sul dossier “mafia e appalti” e le intercettazioni pubblicate sui giornali compongono una matassa troppo intricata per essere ridotta a uno scontro tra tifoserie. È una materia che esige la lettura delle carte e di conoscere a fondo la storia del nostro Paese.
Detto questo e osservando le dinamiche politiche di questo attacco, mi sono fatto una mia idea che penso sarà difficilmente smentita dai fatti.
Faccio davvero fatica a dubitare della statura e delle intenzioni di chi ha speso la propria vita professionale in trincea contro Cosa Nostra, indagando spesso sui filoni più scomodi e sui legami con gli apparati deviati dello Stato. Al contrario, l’accanimento e i toni usati da questa maggioranza di governo nel cavalcare una vicenda surreale mi lasciano profonda diffidenza.
Si aggiunga che Scarpinato è stato intercettato decine di volte nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Caltanissetta. I magistrati hanno dichiarato di non essersi accorti, in un primo momento, del suo status di senatore (che garantisce determinate immunità e garanzie costituzionali per le intercettazioni). Il contenuto di queste telefonate è stato pubblicato sulla stampa; mi pare che lo stesso non si possa dire di altri esponenti politici che tengono ben nascoste (per quale motivo?) le intercettazioni subite.
La verità storica merita rispetto e attenzione e su questa storia, sulla strumentalizzazione per scopi politici della maggioranza, sugli sviluppi futuri non si può abbassare la guardia.
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