Salario accessorio, valorizzazione dei Collaboratori ed Esperti Linguistici e riconoscimento delle professionalità: in una lettera alla ministra Bernini le richieste unitarie delle organizzazioni sindacali.
Le retribuzioni del personale universitario e il riconoscimento delle professionalità tornano al centro del confronto tra sindacati e Governo.
Con un comunicato unitario, le segreterie nazionali di FLC CGIL, CISL Università, UIL Scuola RUA, FGU Gilda, SNALS e ANIEF hanno scritto alla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, per chiederle di sostenere alcuni emendamenti al decreto-legge n. 170 del 30 settembre 2026, attualmente all’esame del Senato.
Le organizzazioni sindacali chiedono di intervenire su due questioni: le risorse destinate al trattamento economico accessorio del personale universitario e la valorizzazione retributiva dei Collaboratori ed Esperti Linguistici (CEL).
Più risorse per il salario accessorio
La prima richiesta riguarda il superamento dei limiti che oggi condizionano la crescita dei fondi destinati al trattamento economico accessorio, cioè alle componenti della retribuzione che si aggiungono allo stipendio fondamentale.
Il riferimento è ai vincoli previsti dall’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017.
Secondo i sindacati, questi limiti alla contrattazione integrativa rendono più difficile per università ed enti di ricerca adeguare le risorse accessorie alle esigenze del personale. La loro rimozione consentirebbe agli atenei di incrementare stabilmente i fondi destinati a queste componenti retributive, attraverso la contrattazione integrativa.
Le ragioni indicate nella lettera alla Ministra sono due.
La prima è la perdita di potere d’acquisto degli stipendi, erosi dall’inflazione degli ultimi anni. La seconda è la difficoltà di trattenere personale qualificato, che può scegliere altre amministrazioni o il settore privato in presenza di condizioni economiche più favorevoli.
Per questo le organizzazioni sindacali chiedono di approvare la misura già durante la conversione del decreto, senza rinviare la questione alla prossima legge di bilancio.
Più attenzione ai Collaboratori ed Esperti Linguistici
La seconda richiesta riguarda i CEL, figure che contribuiscono all’insegnamento delle lingue e all’internazionalizzazione degli atenei.
La proposta prevede di destinare, dal 2027, risorse già stanziate dall’articolo 11 della legge n. 167 del 2017 alla valorizzazione del loro profilo professionale, nell’ambito del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione e Ricerca.
L’obiettivo è incrementare il trattamento economico tabellare, intervenendo quindi sulla retribuzione fondamentale.
I sindacati considerano questo intervento una risposta necessaria a una categoria che, secondo la loro valutazione, continua a scontare retribuzioni contenute e condizioni professionali penalizzanti, nonostante il contributo offerto alle attività didattiche e all’apertura internazionale delle università.
Una partita che va oltre il rinnovo contrattuale
La lettera presenta la questione non solo come una vertenza economica, ma anche come un tema di funzionalità del sistema universitario.
Secondo le organizzazioni sindacali, infatti, la capacità delle università di attrarre, formare e trattenere personale qualificato rappresenta una condizione essenziale per garantire servizi efficienti, supporto alla ricerca e gestione delle attività didattiche.
Che cosa succede adesso?
La lettera non annuncia aumenti già approvati. Chiede alla ministra Bernini di sostenere gli emendamenti durante l’esame parlamentare della conversione in legge del decreto-legge n. 170 del 2026.
Occorre quindi distinguere le misure già previste dal decreto dalle modifiche ancora da approvare. Il provvedimento contiene infatti una disposizione che, dal 1° gennaio 2027, rende strutturale la destinazione al trattamento fondamentale anche della seconda quota dei 50 milioni di euro annui per la valorizzazione del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario (TAB).
Le ulteriori richieste sindacali puntano ad ampliare questo percorso: da una parte, rendere possibile un incremento stabile delle risorse per il salario accessorio; dall’altra, migliorare il trattamento economico dei CEL.
La questione riguarda dunque non soltanto gli stipendi, ma anche la capacità degli atenei di valorizzare le competenze, trattenere professionalità qualificate e garantire la continuità dei servizi.
La discussione parlamentare sugli emendamenti rappresenta un passaggio significativo perché tocca uno dei nodi più delicati della Pubblica Amministrazione contemporanea: il rapporto tra vincoli di finanza pubblica e necessità di valorizzare il capitale umano.
Al di là dell’esito dell’iter parlamentare, il tema sollevato dalle organizzazioni sindacali richiama una questione più ampia: quanto il sistema universitario italiano sia oggi in grado di competere per attrarre e conservare le professionalità necessarie al proprio funzionamento.
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Fonte articolo: comunicato unitario delle segreterie nazionali FLC CGIL, CISL Università, UIL Scuola RUA, FGU Gilda, SNALS e ANIEF. Per seguire l’iter parlamentare del provvedimento è possibile consultare la scheda ufficiale del disegno di legge n. 2053 sul sito del Senato.
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