Lo dirò senza mezzi termini, considero vergognosa la decisione del GIP di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher. (Giorgia Meloni)
No, signora Presidente del Consiglio.
Lei non può esprimere le sue opinioni “senza mezzi termini“.
Lei, per il ruolo che occupa, i termini li deve moderare. E anche molto.
Perché ogni sua parola, ogni sua postura, ogni suo video raggiunge in pochi istanti tutto il globo terracqueo.
E a quel punto, le parole, le posture, i video escono dal suo controllo e scatenano reazioni che possono diventare pericolose.
Rendere tossico il dibattito pubblico e scatenare guerre tra i poteri dello Stato è una grave responsabilità da parte di un Presidente del Consiglio.
Capisco che ai suoi sostenitori interessi questo linguaggio, soprattutto quando il mostro non ha la pelle limpida, i capelli biondi e il cognome italiano ma, giusto per la cronaca, per Youssef Siher il GIP non ha riconosciuto le esigenze cautelari, come il pericolo di fuga, né i “gravi indizi di colpevolezza” sulle ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata in manifestazioni pubbliche. E tra l’altro, vorrei precisare, l’uomo resta indagato e le indagini vanno avanti anche per ricostruire la sua eventuale rete di contatti.
Uno statista ha a cuore questi principi basilari dello Stato di diritto e non si sognerebbe mai di metterli in discussione.
Il problema è che lei, “signora” Meloni – e non si offenderà se uso il termine che la seconda carica dello Stato ha usato per la professoressa Ponzani – dicevo, lei signora Meloni non è, e non sarà mai, una statista.
Cosa significa statista?
Uno statista, secondo la definizione del vocabolario Treccani, “è una persona (uomo o donna) che possiede una profonda esperienza, sia teorica sia pratica, nell’arte di governare e dirigere uno Stato.“
A differenza di un comune politico, lo statista si distingue per competenza e visione, perché conosce a fondo il funzionamento dell’apparato statale, della società e dell’economia; pone il bene del Paese al di sopra degli interessi personali o di partito; sa guardare oltre il presente per progettare e costruire il futuro della nazione.
Tutte qualità che a lei, signora Meloni, purtroppo mancano. E sfido chiunque lo neghi a portare argomenti che dimostrino il contrario di ciò che affermo.
Presunzione di non colpevolezza
Adesso è toccato a Youssef ma potrebbe accadere a tutti noi di essere fermati per qualsivoglia motivo senza alcuna colpa. L’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva. Tutti dovremmo avere a cuore il principio scolpito dall’art. 27 della Costituzione. Non significa negare la gravità di un’accusa, né impedire di parlarne, come la signora Meloni, con disonestà intellettuale, vuol far credere. Significa piuttosto distinguere i fatti dai sospetti, le responsabilità accertate dalle ipotesi e il giudizio di un tribunale da quello dei social network. È una garanzia per tutti, anche per chi oggi pensa che riguardi soltanto gli altri.
Mi aspetto che il Presidente del Consiglio non intervenga a sproposito minando la serenità di chi deve decidere dell’innocenza o della colpevolezza di chiunque.
Una speranza vana se chi governa in quel momento ha più a cuore il suo partito che la nazione, le prossime elezioni che le future generazioni.

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