Qualche mese fa mi sono preso una pausa di sei mesi per ripulirmi dal “rumore” e praticare il minimalismo digitale. Un’esperienza interiore bellissima grazie alla quale ho capito una cosa fondamentale: il peggior rumore, quello che ostacola davvero la comprensione, non è sui social network o sugli schermi digitali, ma spesso si annida proprio nelle comunicazioni istituzionali.

Quella sensazione di stanchezza che proviamo leggendo un documento complesso non è solo la stanchezza mentale di fine giornata; è il vero e proprio “peso” delle parole passive.

Ho deciso di tornare online proprio per questo: dimostrare che la Pubblica Amministrazione può – e deve! – comunicare in modo chiaro, attivo e senza perdere autorevolezza. Il primo passo per questa rivoluzione è semplice: liberare l’azione dalle sue catene nominali. Questo articolo nasce proprio da quella riscoperta: meno rumore, più azione.

Il potere dei verbi: sostituire il burocratese con l'azione

La nominalizzazione: anatomia del burocratese passivo

La nominalizzazione è la tendenza a trasformare un verbo (che indica un’azione) in un nome astratto (che la descrive), spesso utilizzando suffissi come -zione, -mento, -sione, -tura.

Esempi classici:

  • Decideredecisione
  • Pagarepagamento
  • Analizzareanalisi

Da sola, la nominalizzazione non è un errore grammaticale. Diventa un problema quando si abbina a verbi generici o “vuoti” (come procedere, effettuare, dare, porre in essere). Questa combinazione, tipica del linguaggio burocratico, allontana l’azione dal soggetto logico, creando un testo lento, inerte e impersonale.

Esempio di scrittura nominale:

Si è proceduto all’effettuazione di una valutazione del rischio prima della concessione dell’autorizzazione.

Chi ha valutato? Quando? E perché l’azione è nascosta dietro una muraglia di sostantivi?

Perché la nominalizzazione è un problema per la PA

La scrittura istituzionale, per sua natura, richiede oggettività. Tuttavia, la nominalizzazione produce effetti controproducenti:

  1. oscurità e ambito: rende difficile identificare chi compie l’azione. In un contesto amministrativo e legale, non sapere chi fa cosa è un problema di trasparenza e di responsabilità;
  2. lentezza di lettura: il lettore è costretto a “tradurre” la frase per identificare il vero verbo e il vero soggetto. Questa fatica cognitiva rallenta i flussi di lavoro e la comprensione da parte del cittadino;
  3. apparenza di serietà: molti credono che il linguaggio nominale sia più “solenne” o “giuridico”. In realtà, è solo più vecchio. Il linguaggio moderno, anche quello normativo, premia la chiarezza.

La rivoluzione dei verbi d’azione: la soluzione

La scrittura creativa per la Pubblica Amministrazione non significa usare aggettivi fioriti, ma usare la forma attiva e i verbi forti per dare ritmo e chiarezza. Come amo dire spesso: “la PA non deve apparire solenne, deve agire con chiarezza.”

La regola è semplice: cerca le combinazioni Verbo Generico + Nome Astratto e sostituiscile con un unico verbo d’azione.

Burocratese Nominale
(da evitare)
Scrittura d’Azione
(da adottare)
Vantaggio
Effettuare un pagamentoPagareDiretta, rapida, elimina ridondanze.
Dare attuazione a un pianoAttuare un pianoElimina il verbo generico “dare”.
Procedere all’esame della praticaEsaminare la praticaSemplifica il processo mentale del lettore.
Avere conoscenza di un fattoConoscere un fattoLinguaggio più naturale e meno formale.
Prendere una decisioneDecidereRende l’azione chiara e incisiva.

Un esempio pratico

Analizziamo e riscriviamo l’esempio di prima:

Originale (nominale)Riscritto (attivo e chiaro)
“Si è proceduto all’effettuazione di una valutazione del rischio prima della concessione dell’autorizzazione.”“Abbiamo valutato il rischio prima di concedere l’autorizzazione.”

Risultato: la frase riscritta è più breve, il soggetto (“noi/abbiamo”) è implicito ma più vicino all’azione e il significato è immediato. La comunicazione diventa un servizio, non un ostacolo.

Liberare l’azione dalle gabbie nominali

Per me, la chiarezza dei verbi non è solo tecnica, è l’impronta della responsabilità. La tua professione, all’interno della PA, ha il dovere di liberare l’azione dalle gabbie nominali per favorire la trasparenza e l’efficacia.

Ogni giorno, nel mio lavoro, il mio primo obiettivo quando scrivo non è “essere corretto” in senso formale, ma piuttosto “essere capito” in senso funzionale. L’adozione di un linguaggio basato sui verbi d’azione è un imperativo etico e funzionale.

Inizia oggi stesso a esercitarti: quando scrivi una frase istituzionale, chiediti sempre: “Qual è l’azione principale? E chi la compie?” Se la risposta è nascosta in un sostantivo, è il momento di liberarla e di far compiere il primo passo verso una comunicazione davvero efficace.

Costruiamo insieme una PA migliore

Se questi temi sono di tuo gradimento, ti aspetto. Seguimi e, se hai qualcosa da dirmi, un’esperienza da raccontare, contattami. Le storie migliori saranno ospitate sul blog. Contribuisci anche tu a costruire una PA migliore. Contribuisci a… SCRIVERE LA PA!


Domenico A. Di Renzo

Funzionario pubblico | Giurista esperto in Diritto Amministrativo, Diritto d’Autore e Pubblica Amministrazione | Scrittore e blogger | Autore di “Scrivere la PA - Scrittura Creativa per la Pubblica Amministrazione”
Biografia completa qui.

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