Un soldato, un gesto di sfregio, una statua di Gesù che va in frantumi sotto il cielo del Libano (leggi qui la notizia). La cronaca recente ci consegna un’immagine che è diventata subito virale, scatenando la reazione ufficiale dei vertici militari israeliani. L’esercito ha definito l’incidente «estremamente grave», aggiungendo che la condotta del soldato è «totalmente incoerente con i valori che ci si aspetta dalle truppe».
Davanti a queste dichiarazioni, tuttavia, la domanda sorge spontanea e bruciante: di quali valori stiamo parlando?

La gerarchia del sacro
Esiste un paradosso atroce nel linguaggio diplomatico e militare. Si definisce “grave” la distruzione di un simbolo religioso mentre, parallelamente, il computo delle vite umane spezzate sembra scivolare in un’area grigia di accettabilità strategica. Ci si chiede, con amara lucidità, se la coerenza dei valori citati sia davvero scalfita più da una statua abbattuta che dal massacro di civili, dalle mutilazioni e da quella scia di sangue che colpisce chi non ha colpe.
È possibile che un’effigie di pietra pesi, sulla bilancia dell’etica istituzionale, più della carne viva di un bambino?
Il sacrificio dei simboli
Se volessimo interrogare la figura che quella statua rappresentava, la risposta sarebbe disarmante nella sua semplicità. Il sacro non abita nei manufatti, ma nel respiro dell’uomo. È ragionevole pensare che Gesù – o chiunque ne incarni il messaggio di umanità – non esiterebbe un istante a scambiare tutte le sue statue del mondo per salvare anche una sola vita.
Eppure, la narrazione bellica preferisce soffermarsi sul decoro del soldato di fronte ai simboli, quasi a voler pulire la coscienza collettiva con un comunicato stampa, mentre il terreno si riempie di corpi.
La deriva del potere
La realtà che emerge dietro la polvere delle macerie e le dichiarazioni di facciata è quella di uno Stato – quello guidato da Netanyahu – che sembra aver smarrito ogni bussola umanitaria. Le mire espansionistiche e la logica del dominio totale stanno passando sopra ogni diritto, ogni confine e, tragicamente, sopra ogni vita.
Quando la strategia politica decide che il futuro si costruisce sul sacrificio dei più piccoli, non c’è “valore” militare che possa reggere il peso della Storia. Resta solo una scrittura civile, la nostra, che ha il dovere di denunciare questa ipocrisia, ricordando che nessuna statua è più sacra di un bambino che ha il diritto di diventare uomo.
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