Al momento in cui scrivo, siamo in 1.369 ad aver firmato, me compreso, l’appello di Scienza in rete per difendere la presenza della scienza nella televisione pubblica.
Un appello (è possibile leggerlo qui: Un appello per Rai Scuola) nato dalla comunità scientifica e rivolto alla Rai e alle istituzioni, che parte da una constatazione semplice ma fondamentale: la chiusura di Rai Scuola non significa soltanto spegnere un canale. Significa perdere una redazione specializzata, competenze difficili da ricostruire e uno dei pochi luoghi nei quali la ricerca pubblica viene trasformata in conoscenza accessibile a tutti.
Il potere teme la cultura. E, soprattutto, teme cittadini capaci di comprendere, approfondire, porsi domande e formarsi un’opinione autonoma.
Cittadini informati sono cittadini più difficili da governare attraverso la paura, la propaganda e la costruzione di nemici, reali o immaginari.
È anche per questo che la chiusura di Rai Scuola mi preoccupa profondamente.
In una fase politica nella quale la destra al governo sembra sempre più incline a considerare il dissenso come un ostacolo, a esasperare le paure delle persone e a costruire contrapposizioni permanenti, un servizio pubblico che diffonde cultura, scienza e conoscenza dovrebbe essere rafforzato, non indebolito.
Rai Scuola non è semplicemente un canale televisivo. È un presidio di divulgazione e formazione. È uno strumento attraverso il quale il servizio pubblico può contribuire a rendere i cittadini più consapevoli, più autonomi e quindi più liberi.
E proprio per questo non credo sia sufficiente dire “I contenuti resteranno disponibili su RaiPlay“.
RaiPlay può e deve essere una risorsa in più. Ma un archivio, per quanto prezioso, non può sostituire una redazione che produce continuamente nuovi contenuti mentre la scienza evolve. È esattamente uno dei punti sottolineati dall’appello della comunità scientifica.
Per questo, noi firmatari dell’appello chiediamo:
- che la redazione scientifica sia ricostituita e adeguatamente finanziata;
- che si investa nella produzione di contenuti originali, e non soltanto nella riorganizzazione dell’archivio;
- che l’offerta su RaiPlay sia un’aggiunta e non un sostituto della programmazione;
- che si apra un confronto con la comunità scientifica, con la scuola e con l’università sulla missione formativa del servizio pubblico.
La cultura non è un lusso. La conoscenza non è un contenuto residuale. E un cittadino che conosce, comprende e si informa è un cittadino più libero.
Io ho firmato questa petizione. Spero che anche tanti, tra i miei contatti, decidano di farlo al più presto.
Perché difendere Rai Scuola, oggi, significa difendere qualcosa di molto più grande di un canale televisivo: significa difendere il diritto alla conoscenza e una parte della funzione culturale del servizio pubblico.
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