Trovo alquanto nauseante il dibattito su un eventuale rinvio dell’inizio dell’anno scolastico; non tanto per il tema in sé, che è importante, se non altro perché ne sono coinvolti i nostri figli, quanto per l’inutilità delle soluzioni prospettate. Si tratta di un dibattito che dimostra solo una cosa: ancora una volta si vuole scaricare su bambine e bambini, ragazze e ragazzi il peso dell’inadeguatezza di chi dovrebbe garantire il funzionamento delle istituzioni. E ancora una volta l’Italia dimostra di saper fare tantissime discussione, infinite parole senza avere idea di come risolvere seriamente le questioni.

Rinvio apertura scuole: come scaricare sui figli le colpe dei padri

Il nodo del calendario scolastico: adeguare gli edifici

Appare alquanto ovvio, nella sua semplicità, quanto dichiarato dai dirigenti scolastici: è molto più importante adeguare le scuole. 

Mi meraviglio, ma non più di tanto, conoscendo il modus vivendi dell’italiano medio, che ci si affronti su rinvio si o rinvio no mentre nessuno, salvo rare eccezioni, trovi assurdo, direi vergognoso, che nel nel 2026 esistano ancora scuole senza climatizzatori. 

Slittamento dell’anno scolastico: la scorciatoia per fuggire dai problemi

Rinviare l’inizio dell’anno scolastico significa ammettere di aver fallito, trasmettendo tra l’altro un insegnamento errato ai nostri figli: i problemi si aggirano anziché affrontarli. Un atteggiamento tipico del menefreghismo con cui si affronta ogni cosa in questo Paese, lasciare andare, sperare che le cose si risolvano da sole salvo poi intervenire in emergenza quando ormai è troppo tardi.

Mi sono sinceramente stancato di una classe dirigente e politica che scarica sempre sulle nuove generazioni i suoi macroscopici errori. C’è ancora tempo, oggi 2 settembre se davvero lo si vuole fare, per adeguare gli edifici scolastici privi di climatizzatori e invece ci si perde in un dibattito sterile e pronto a rinnovarsi, in egual misura, non appena sarà ora di affrontare gli esami di fine anno.

Perché l’inverno passerà (speriamo senza lasciarsi dietro troppi danni) e torneremo presto a fare i conti con una nuova e sempre più lunga stagione estiva.

Una soluzione definitiva: intervenire subito sugli impianti

Costringere chi di dovere, a livello centrale e regione per regione, a scendere dal piedistallo e a intervenire velocemente, ha molto più senso che aggirare un problema che va risolto una volta per tutte. Oggi.


Domenico A. Di Renzo

Autore, scrittore, blogger. Scrivo di musica, attualità, PA e politica dal 1999.
Biografia completa qui.

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