Io vorrei avere le certezze di quelli che credono davvero che la Terra sia piatta.
Oh, i terrapiattisti, che artisti!
Noi esseri umani ci stiamo preparando a tornare sulla luna.
Possiamo far alzare in volo un piccolo marchingegno, un drone, e buttare lo sguardo oltre l’orizzonte, fino a dentro le persone.
Ma loro sono lì, a studiare il cielo con carta e penna, con poca tecnologia e sempre più pazienza, incuranti di tanta conoscenza.
A loro basta poco. Basta poter scrivere le regole del gioco.

Vorrei avere le loro certezze.

La serenità ostinata di chi non teme il dubbio,
di chi costruisce un confine che chiama verità,
e poi ci vive dentro come fosse casa sua.

Io invece navigo tra domande, tra dati, mappe e algoritmi, entro confini che cambiano forma ogni giorno.
E più conosco, più divento fragile.
Più so, più mi affanno a guardare lontano, con lo sguardo che si perde nell’immenso disumano.

Loro no.
Il loro cielo è chiuso dentro formule elementari, 
un orizzonte addomesticato, con dentro tutte le risposte, sempre pronte, senza necessità di verifiche.
Sempre giuste.

A loro invidio il coraggio e l’incoscienza, di restare al loro posto, in un modo che si complica ogni giorno, che ogni giorno si fa più tosto.

Io invece no.
Io sono quello pieno di domande, quello che cammina sul bordo delle cose.
Con i libri sempre aperti, le notti insonni,
i pensieri che cambiano direzione come il vento,
un marinaio che conosce tutti i porti,
ma mai nessuno fino in fondo. 

E ho paura.
Mi fa paura il peso di tanta conoscenza, del dubbio che si fa sostanza, fino a che si può toccare.
Ho paura quando mi guardo dritto dentro gli occhi e con la mente guardo altrove.

Li guardo quasi con invidia, i terrapiattisti.
Artigiani ostinati di una realtà che hanno costruito a mano, senza sbavature e imperfezioni, senza i nostri attrezzi e le nostre informazioni.

Li invidio perché forse hanno capito che il problema non è se la Terra è piatta o tonda, se gira o se sta ferma, cos’è che fa salire il mare, o provocare un’onda.

Forse hanno capito che il problema vero,
la cosa più importante per gli umani,
è credere che sotto i loro piedi ci sia un sostegno, un punto fermo 
che non guarda verso ciò che non si tocca con le mani.
Che non chieda impegno e troppi inutili giri,
ma solo che li faccia sentire vivi.


Domenico A. Di Renzo

Funzionario pubblico | Giurista esperto in Diritto Amministrativo, Diritto d’Autore e Pubblica Amministrazione | Scrittore e blogger
Biografia completa qui.

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